La violenza contro gli uomini

 

All’indomani della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne mi sono trovata a fare delle ricerche sul fenomeno opposto, la violenza contro gli uomini.

Voglio premettere che questo articolo non ha l’intenzione di mettere in secondo piano il gravissimo problema della violenza sulle donne, ma semplicemente di approfondire un tema poco conosciuto. Ci tengo a precisarlo perché mi sono resa conto che, soprattutto sulla rete, è diffuso un atteggiamento, a mio parere assai sbagliato e poco costruttivo, per cui ad un problema si risponde sempre con la rivendicazione di un altro problema. In parole povere, sotto ogni articolo/video/foto sul tema della violenza sulle donne c’è sempre qualcuno che commenta “E allora la violenza sugli uomini? Perché nessuno ne parla mai?”. Va bene proporre nuovi spunti, ma perché questo tono di accusa, di sfida, questa continua voglia di polemica senza senso?

Qualsiasi forma di violenza è da condannare e sono d’accordo sul fatto che la violenza sugli uomini sia un tema considerato “tabù”, ma questo non sminuisce la gravità della violenza sulle donne e dei femminicidi.

La violenza sugli uomini è un argomento delicato e poco discusso per diverse ragioni. L’impronta patriarcale della nostra società porta a una serie di stereotipi e pregiudizi sulla figura maschile: l’uomo deve essere forte, virile, fiero, sicuro di sé e sempre pronto ad avere dei rapporti sessuali. Non è ammesso che un uomo possa essere fragile e sottomesso fisicamente e psicologicamente ad una donna.

Ci sono pochi dati sul fenomeno perché gli uomini sono ancora più restii delle donne a denunciare le violenze: farlo significherebbe venir meno alla propria mascolinità. Spesso le poche denunce non vengono prese sul serio dalle autorità e la maggior parte dei centri antiviolenza si rivolge esclusivamente alle donne e agli uomini maltrattanti, quasi mai a quelli che subiscono violenze, che non sanno dunque dove trovare un supporto.

In Italia esiste un unico centro antiviolenza che aiuta anche gli uomini, il centro Ankyra a Milano. In un’intervista la fondatrice e vicepresidente del centro, Patrizia Montalenti, ha dichiarato che la violenza può essere “violenza fisica (graffi, pugni, calci, tirate di orecchie…), sessuale (ciò sorprende il senso comune), psicologica, economica ed atti persecutori, come per le donne. Molta è anche la privazione del sonno”.

Per quanto riguarda la violenza sessuale, ci sono fattori fisiologici che portano a pensare che un uomo non possa subire un abuso sessuale senza essere consenziente. Tuttavia uno studio americano ha dimostrato come un uomo possa avere un’erezione/un’eiaculazione anche in una situazione di costrizione. Ciò che quindi “viene considerato dall’abusante, dalla vittima stessa, dal sistema giudiziario e dalla comunità medica come un indicatore di consenso all’atto sessuale e di vissuto positivo nei confronti dell’esperienza erotica”, in realtà non lo è.

La mia ricerca, che voleva focalizzarsi sulla portata del fenomeno della violenza sugli uomini in Italia, si è rivelata più difficile del previsto per la scarsità di dati attendibili.

Molti articoli sull’argomento si basano sui risultati di uno studio condotto nel 2012 da un’equipe dell’università di Siena intitolato Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile”Questa ricerca, che suscitò scalpore per i dati allarmanti, è risultata poi priva di valenza scientifica poiché i dati e le dichiarazioni sono stati raccolti su un campione spontaneo di uomini: ciò significa che gli uomini su cui è stata fatta l’indagine si sono offerti come volontari e non costituiscono perciò un campione idoneo dal punto di vista statistico. I risultati non possono dunque essere proiettati su scala nazionale. Inoltre tra le domande del questionario che doveva andare a mettere in luce casi di abuso sessuale sugli uomini, la seguente ha suscitato diverse perplessità: “È capitato che una donna abbia iniziato con te i preliminari di un atto sessuale, per poi rifiutarlo senza fartene comprendere il motivo?”. Secondo l’indagine la negazione del consenso, originariamente accordato, andrebbe a costituire una forma di violenza nei confronti dell’uomo. In questo modo si mette però in discussione la questione del consenso, infatti secondo una sentenza della Cassazione (Sez. 3, n. 4532 del 11/12/2007, dep. 29/01/2008, Bonavita, Rv. 238987) “Integra il reato di violenza sessuale la condotta di chi prosegua un rapporto sessuale quando il consenso della vittima, originariamente prestato, venga poi meno a causa di un ripensamento o della non condivisione della modalità di consumazione del rapporto”Un individuo risulta quindi libero di interrompere un rapporto già avviato e non può essere considerato per questo autore di una violenza nei confronti dell’altro. Al contrario, non rispettare la sua volontà e forzare il rapporto costituisce una violenza.

Esiste poi una ricerca ISTAT effettuata negli anni 2015/2016 e pubblicata nel febbraio di quest’anno in cui per la prima volta sono rilevate le molestie sessuali anche nei confronti degli uomini. Secondo questa indagine sono 8 milioni 816 mila (43,6%) le donne e 3 milioni 754 mila (il 18,8%) gli uomini fra i 14 e i 65 anni che hanno subito qualche forma di molestia sessuale nel corso della vita. Per quanto riguarda gli uomini si tratta in misura maggiore di violenze verbali (8,2%) e pedinamenti (6,8%). Seguono le molestie con contatto fisico (3,6%), gli atti di esibizionismo (3.5%) e le telefonate oscene (2,5%).  Per il 97% delle vittime donne e per l’85,4% delle vittime uomini gli autori delle molestie sono uomini. Le donne sono autrici di molestie nei confronti di altre donne nel 6,1% dei casi e nei confronti di uomini nel 23,7%. Secondo l’indagine “Gli uomini hanno subito molestie da parte di altri uomini, con quote che vanno dal minimo del 56,9% per le telefonate oscene fino al massimo del 91,7% per i pedinamenti, ma si stima anche una quota non trascurabile di donne autrici di molestia: 24,8% per le molestie fisiche, 36,7% nel caso di telefonate o messaggi dal contenuto ritenuto osceno, 34,6% dei casi in cui sono stati costretti a vedere immagini sessuali o materiali porno e 48,1% delle molestie tramite i social network.”

molestie

Gli autori delle molestie fisiche sono per lo più estranei o conoscenti, più raramente si tratta di amici, vicini di casa, superiori o colleghi e insegnanti o compagni di scuola. Per quanto riguarda i luoghi delle molestie, per gli uomini si tratta nella maggior parte dei casi di locali pubblici, strade e mezzi pubblici di trasporto. L’indagine prosegue con un approfondimento sulle molestie subite sul luogo di lavoro da parte delle sole donne, escludendo gli uomini da questa ricerca forse per la minore diffusione del fenomeno (9,6% delle donne contro un 5,2% degli uomini).

Questi dati sono i pochi disponibili e validi sul tema della violenza sugli uomini in Italia e dimostrano che il problema esiste e che, anche se i numeri sono più contenuti rispetto a quelli che riguardano la violenza sulle donne, merita di essere approfondito.

Gli unici ad interessarsi del problema sembrano essere gli esponenti del MRA, MRM o MHRM (Men’s Rights ActivismMen’s Rights Movement o Men’s Human Rights Movement), un movimento per i diritti degli uomini nato negli Stati Uniti ma presente anche in Italia, che dovrebbe battersi per l’uguaglianza dei sessi e contro ogni forma di discriminazione nei confronti degli uomini ma che degenera in una lotta alla “governance femminista”, sostenendo l’esistenza di una vera e proprio egemonia femminile ad ogni livello della società che vede le donne come privilegiate e gli uomini come “sacrificabili”. Gli attivisti del movimento si limitano dunque a puntare il dito contro le donne gridando alla misandria e al ginocentrismo e non si preoccupano di analizzare il problema della violenza sugli uomini, diffondere informazione e offrire assistenza alle vittime.

Per il futuro mi auguro che vengano fatte maggiori ricerche su questo fenomeno e che si cominci a riconoscere il problema, sensibilizzando l’opinione pubblica. Ogni forma di violenza va combattuta senza lasciare spazio a pregiudizi e stereotipi di genere.

Fonti:

losbuffo.com
ilricciocornoschiattoso.wordpress.com, Le due facce della violenza e In risposta alla Dott.ssa Pezzuolo
mardeisargassi.it
thevision.com
bossy.it
lavocedinewyork.com
istitutobeck.com
it.avoiceformen.com
Bullock Clayton M., Beckson M. (2011): Male Victims of Sexual Assault: Phenomenology, Psychology, Physiology. Journal of the American Academy Psychiatry Law 39:197–205
Pasquale Giuseppe Macrì, Yasmin Abo Loha, Giorgio Gallino, Santiago Gascò, Claudio Manzari,Vincenzo Mastriani, Fabio Nestola, Sara Pezzuolo, Giacomo Rotoli (2012): Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile. Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza – Vol. VI – N. 3 – Settembre-Dicembre 2012
Istat.it, Le molestie e i ricatti sessuali sul lavoro

Cancellata la sfilata-evento di Dolce & Gabbana a Shanghai per accuse di razzismo e sessismo

The Great Show, la grande sfilata di Dolce & Gabbana prevista per stasera all’Expo Centre di Shanghai, è stata cancellata in seguito a diverse polemiche sulla campagna social attuata dal brand italiano per promuovere l’evento e alla condivisione di una serie di messaggi in cui Stefano Gabbana insulta la Cina ed il popolo cinese.

Tutto è cominciato il 17 novembre con la pubblicazione sui canali social del brand (Instagram, Facebook, Twitter e il social cinese Weibo) di tre video teaser per pubblicizzare la sfilata. Nelle tre clip una modella asiatica, guidata da una voce maschile cinese fuori campo, tenta di mangiare cibo italiano -rispettivamente una pizza, un cannolo siciliano e un piatto di spaghetti al pomodoro – utilizzando le bacchette cinesi.

Questi video hanno scatenato l’ira del pubblico cinese e sono stati accusati di razzismo e sessismo per i seguenti motivi:

– l’aspetto e l’atteggiamento della modella, che sembra ricalcare lo stereotipo della ragazza cinese “con occhi piccoli e un sorriso naïf”

– le decorazioni cinesi sullo sfondo e la musica tradizionale, giudicate obsolete e stereotipate

– i doppi sensi nel video in cui la ragazza è alle prese con il cannolo, con la voce del narratore che domanda “È troppo grande per te?”

– in generale il tono della voce maschile fuori campo che dà consigli alla ragazza su come usare le bacchette, percepito come paternalistico, canzonatorio e sessista

– la pronuncia volutamente sbagliata del brand “Dolce & Gabbana” da parte del narratore, che prende in giro la pronuncia scorretta del marchio da parte dei cinesi.

A tutto ciò si è aggiunta la pubblicazione da parte del popolare account Instagram DietPrada dello screenshot di una conversazione tra Stefano Gabbana e un’utente instagram, Michaela Tranova. Dopo aver condiviso sulle sue personali Instagram Stories un post di DietPrada contro i video di Dolce & Gabbana appena citati, la ragazza ha ricevuto dei messaggi privati da parte dello stesso stilista, che sono degenerati in pesanti insulti contro la Cina ed i cinesi.

Nello scambio di messaggi Gabbana definisce la Cina “Mafia ignorante, sporca e puzzolente”, dichiara di non condividere la scelta del suo team di rimuovere i video promozionali dello show dai social cinesi (“Il mio ufficio è stupido come la maggior parte dei cinesi…”), afferma che i video non sono razzisti ma sono intesi come un tributo alla Cina e che “Se i cinesi si sentono offesi da una ragazza che mangia la pizza e la pasta con le bacchette significa che si sentono inferiori… e quindi è un problema non nostro” e rincara la dose chiedendo “Allora voi siete razzisti perché mangiate i cani?”.

L’indignazione da parte del pubblico cinese è aumentata sempre di più, tanto che diversi invitati allo show, tra cui attori, modelli e celebrità cinesi, hanno dichiarato pubblicamente di non avere più intenzione di partecipare alla sfilata e alcune agenzie hanno preso posizione contro il marchio, minacciando di non mandare le modelle in passerella.

Alla fine l’evento è stato cancellato e il brand ha dichiarato di aver subito un hackeraggio del proprio profilo Instagram ufficiale e di quello di Stefano Gabbana, scusandosi per i disagi creati da post non autorizzati e affermando di non avere altro che rispetto per la Cina e il popolo cinese.

Lo stesso Stefano Gabbana ha condiviso lo screenshot della sua conversazione incriminata sovrastata da un “NOT ME” a caratteri cubitali rossi, prendendo le distanze dai messaggi a lui attribuiti e confermando di essere stato vittima di un hacker.

Nel pomeriggio è stato pubblicato un altro post sul profilo ufficiale di Dolce & Gabbana, in cui gli stilisti commentano la burrascosa vicenda: “Il nostro sogno era quello di portare a Shanghai un evento che fosse un tributo alla Cina, che raccontasse la nostra storia e la nostra visione. Non si trattava di una semplice sfilata, ma di un evento speciale creato con amore e passione proprio per la Cina e per tutte le persone al mondo che amano Dolce & Gabbana. Ciò che è accaduto oggi è davvero spiacevole, non solo per noi, ma per tutti coloro che hanno lavorato notte e giorno per dar vita a questo progetto. Dal profondo dei nostri cuori, vogliamo esprimere la nostra gratitudine nei confronti dei nostri amici e dei nostri ospiti.”

I social media, ampiamente sfruttati da Dolce & Gabbana per la promozione del suo marchio, sono uno strumento potente ma non a senso unico: possono glorificare così come distruggere. In questo caso hanno portato alla cancellazione di un evento di proporzioni gigantesche, uno degli show più grandi mai organizzati dal brand italiano, nel paese che costituisce il più importante mercato per D&G: la Cina.

Per quanto scherzosi e ironici potessero essere i video teaser pubblicati nei giorni scorsi, non bisogna mai approcciarsi in modo superficiale ad una cultura diversa. Dolce & Gabbana ha peccato di leggerezza nei confronti dei cinesi, un popolo complesso e pieno di contrasti, con una cultura millenaria ma tanta voglia di rinnovarsi e di scrollarsi di dosso gli stereotipi.

Fonti:
ansa.it
ilpost.it
instagram.com
cnn.com
ilsole24ore.com
youtube.com